Posturarpa – Laboratorio per arpisti fino ai 13 anni

POSTURARPA
Laboratorio per arpisti fino ai 13 anni

Un incontro dedicato ai piccoli arpisti, per scoprire questo bellissimo strumento e imparare a gestire al meglio il proprio corpo mentre si suona.

Come mi devo sedere?
Come devo tenere le mani?
Se ho male alla schiena, cosa posso fare?

Attraverso giochi ed esercizi a coppie e in gruppo, i bambini scopriranno come sedersi correttamente, come respirare con la pancia e cosa succede al proprio corpo mentre si suona.
E’ consigliato un abbigliamento comodo e calzini antiscivolo.

Conducono:
Alessia Bianchi – diplomata in Arpa presso il Conservatorio di musica A. Pedrollo di Vicenza, prosegue i suoi studi nel campo della musicoterapia presso la scuola di specializzazione G. Ferrari di Padova, diplomandosi nella sede principale di Bruxelles con una tesi sulla sordità infantile. Attualmente iscritta al registro professionale come musicoterapeuta della F.I.M. (Federazione Italiana Musicoterapeuti) e in continua formazione nel campo musicoterapico e pedagogico musicale presso la A.P.M.M. (Associazione pedagogica musicisti musicoterapisti). Per sei anni è stata direttrice di una scuola di musica privata di Vicenza, dopodiché ha aperto un suo studio privato per continuare le proprie attività didattiche e musicoterapiche. Da anni attiva nel territorio con progetti dedicati alle scuola primarie, dell’infanzia e asili nido. Docente di arpa, teoria musicale e propedeutica musicale si occupa anche di corsi in musica per gestanti, di corsi per mamme e neonati e di corsi di formazione per docenti e genitori.
I suoi studi di musicoterapia l’hanno portata a sviluppare un approccio particolare anche durante le lezioni di strumento. Non si concentra solo sulla tecnica ma anche e soprattutto cerca di sviluppare un ascolto profondo del suono e una consapevole percezione delle parti del corpo coinvolte mentre si suona l’arpa.
Conosce Mattia nella sua vecchia scuola di musica e inizia con lui un percorso di riabilitazione muscolare e di maggiore attenzione ai movimenti specifici dell’arpista.
Mattia Chiappetta – è un fisioterapista e libero professionista. Dopo una maturità ad ad indirizzo biologico-sanitario ha proseguito gli studi presso l’ Università di Padova , Facoltà di Medicina , Corso di Laurea in fisioterapia conseguendo la Laurea nel 2004.
Da 12 anni si occupa di riabilitazione e rieducazione funzionale presso una struttura privata della città di Vicenza, oltre ad aver affiancato una società di pallacanestro per 6 anni. Dal 2012 collabora anche con una struttura privata in Dueville.
I suoi settori di maggior impiego sono: le patologie degenerative dell’apparato muscolo scheletrico, esiti di traumatismi e disturbi derivanti da inadeguata gestione dei carichi della quotidianità.
Dal 2006 al 2011 frequenta la formazione secondo il Concetto di Terapia Manuale “Maitland” perfezionando la valutazione, gestione e presa in carico dei disturbi articolari.
E’ appassionato di attività fisica, e musica. Nel 2012 conosce Alessia e si approccia in maniera ‘amichevole’ allo spartito musicale avvicinandosi allo strumento del pianoforte.

La postura corretta all’arpa – Workshop

LA POSTURA CORRETTA ALL’ARPA
Workshop per adulti e ragazzi dai 14 anni

Qual’è la giusta postura da tenere mentre si suona l’arpa?
Come evitare tensioni e dolori agli arti e alla schiena?
Quali esercizi si possono mettere in pratica per prevenire i dolori muscolari o defaticare il corpo durante lo studio?

Questo workshop è pensato per tutti gli arpisti alle prime armi e per tutti i professionisti che vogliono prendere maggior consapevolezza
del proprio corpo durante lo studio e durante le esibizioni.
Si studieranno le varie posture, sia all’arpa classica che a quella celtica, i movimenti più corretti e quelli da evitare.
Si prenderà coscienza del proprio corpo, della propria postura e si proveranno esercizi muscolari e distensivi da mettere in atto prima, durante e alla fine di una sessione di studio o di un concerto.

Conducono:
Alessia Bianchi – diplomata in Arpa presso il Conservatorio di musica A. Pedrollo di Vicenza, prosegue i suoi studi nel campo della musicoterapia presso la scuola di specializzazione G. Ferrari di Padova, diplomandosi nella sede principale di Bruxelles con una tesi sulla sordità infantile. Attualmente iscritta al registro professionale come musicoterapeuta della F.I.M. (Federazione Italiana Musicoterapeuti) e in continua formazione nel campo musicoterapico e pedagogico musicale presso la A.P.M.M. (Associazione pedagogica musicisti musicoterapisti). Per sei anni è stata direttrice di una scuola di musica privata di Vicenza, dopodiché ha aperto un suo studio privato per continuare le proprie attività didattiche e musicoterapiche. Da anni attiva nel territorio con progetti dedicati alle scuola primarie, dell’infanzia e asili nido. Docente di arpa, teoria musicale e propedeutica musicale si occupa anche di corsi in musica per gestanti, di corsi per mamme e neonati e di corsi di formazione per docenti e genitori.
I suoi studi di musicoterapia l’hanno portata a sviluppare un approccio particolare anche durante le lezioni di strumento. Non si concentra solo sulla tecnica ma anche e soprattutto cerca di sviluppare un ascolto profondo del suono e una consapevole percezione delle parti del corpo coinvolte mentre si suona l’arpa.
Conosce Mattia nella sua vecchia scuola di musica e inizia con lui un percorso di riabilitazione muscolare e di maggiore attenzione ai movimenti specifici dell’arpista.
Mattia Chiappetta – è un fisioterapista e libero professionista. Dopo una maturità ad ad indirizzo biologico-sanitario ha proseguito gli studi presso l’ Università di Padova , Facoltà di Medicina , Corso di Laurea in fisioterapia conseguendo la Laurea nel 2004.
Da 12 anni si occupa di riabilitazione e rieducazione funzionale presso una struttura privata della città di Vicenza, oltre ad aver affiancato una società di pallacanestro per 6 anni. Dal 2012 collabora anche con una struttura privata in Dueville.
I suoi settori di maggior impiego sono: le patologie degenerative dell’apparato muscolo scheletrico, esiti di traumatismi e disturbi derivanti da inadeguata gestione dei carichi della quotidianità.
Dal 2006 al 2011 frequenta la formazione secondo il Concetto di Terapia Manuale “Maitland” perfezionando la valutazione, gestione e presa in carico dei disturbi articolari.
E’ appassionato di attività fisica, e musica. Nel 2012 conosce Alessia e si approccia in maniera ‘amichevole’ allo spartito musicale avvicinandosi allo strumento del pianoforte.

 

UN’ANTICA LEGGENDA SULL’ARPA

arpa-celtica2“Un’antica leggenda celtica narra la storia di Canoclach Mhor, una giovane dea, che aveva offerto se stessa e la propria bellezza all’uomo, affinché questi apprendesse l’amore.

Invano: l’uomo preferì a lei il potere e il mezzo per conquistarlo, ossia la guerra. Inutilmente la dea cercò di spiegare all’uomo che quella del potere non era la via giusta per la felicità. L’uomo la respinse ed ella, in lacrime, se ne uscì da un mondo che non aveva accettato l’amore.

Andò errando in preda al suo dolore e finalmente giunse alla riva del mare. Qui diede sfogo a tutto il suo tormento, che solo le onde potevano udire. Commosse, queste iniziarono col loro sussurrio a suggerire il sonno alla dea finché ella, tanto provata dal lungo pianto, non reclinò il capo sulla sabbia e, cullata da questo mormorio, si abbandonò ai suoi sogni. Già il sole aveva discretamente ceduto il palco del cielo alla luna, il cui canto si rifrangeva nei mille luccichii di stelle e tale canto era ora vicino, ora lontano, ora acuto, ora grave ma sempre di sconvolgente bellezza. Il vento poi, passando tra le onde, acuiva il tono di questa voce e ora lo rilassava in un registro più grave, ora lo rendeva sempre più nitido e cristallino, tanto che alla dea, ridestata da questo concerto marino, parve voce di conforto.

Il registro grave leniva il suo animo tormentato e afflitto, mentre quello acuto liberava in lei un dolce sorriso. Confortata da quest’ammaliante suono, la dea capì che doveva lasciare che l’uomo seguisse la propria via e che doveva esser pronta ad accoglierlo, allorché, deluso dagli stessi suoi vani tentativi, fosse ritornato da lei a cercare conforto.

tumblr_n94zs4Cgbv1re1snbo1_500Stava per andarsene, quando un ultimo saluto del vento portò le note del canto del mare contro la carcassa di una balena che, poco lontano, giaceva abbandonata dalla marea. Le ossa della balena, vibrando alla sollecitazione del vento, magicamente riproducevano l’esatto suono che la dea aveva udito nel suo tormento. Ella allora si avvicinò a quei miseri resti e disse: – Mia buona balena, tu che hai saputo ricordare al mio cuore il canto della luna, delle onde e del vento udito questa notte, non sei morta invano. Io, infatti, forgerò da te uno strumento che darà gloria alle tue ossa e che conforterà gli uomini nel loro cammino verso la felicità. –

Quindi, tirandole leggermente la mascella, la modellò; raccogliendone i nervi ed i tendini li tese, sì che producessero suoni diversi, acuti o gravi, secondo la lunghezza. In breve tempo tutte le corde avevano ricevuto il proprio suono ed ella, dopo averle saggiate tutte scoprendo la voce multiforme delle loro diverse altezze, riproduceva per loro tramite il dolce suono delle onde. Appoggiando poi al suo petto lo strumento così creato, gli trasmetteva le vibrazioni della sua anima, riempiendolo delle soavi armonie celesti.

Al mattino, lo strumento era qualcosa di vivo e vibrante e cantò la voce della dea e il suo canto d’amore per l’uomo. La dea chiamo lo strumento “Clarsach” che vuol dire “voce cristallina del cuore“.”

Tratto da “L’arpa di Lug” di Massimo Celegato

Dunque è per questo motivo che il suono dell’arpa ci arriva sempre come un tocco magico, misterioso, che ci culla e rasserena?
Se ci pensate, raramente il suono dell’arpa riesce a innervosirci o disturbarci. Lo dobbiamo quindi alla dea dell’amore? 😉

Forse non crediamo a questa leggenda ma una cosa è certa: l’arpa ha effetti positivi sul nostro stato d’animo. Personalmente penso che il motivo risieda nella sua grande cassa di risonanza che è appoggiata al corpo di chi la suona e che vibra nel corpo del musicista in primis e in quello degli ascoltatori poi.

Mi è capitato molto spesso di essere nervosa, triste o comunque di malumore e iniziare a suonare. E sempre, alla fine del brano o alla fine del pomeriggio di studio, il mio umore era cambiato. Musicoterapia, la chiamavo. Non sapevo ancora cosa significasse la risonanza corporea, l’effetto che i suoni hanno sul nostro corpo e di conseguenza sulle nostre emozioni, eppure mi rendevo conto che qualcosa cambiava.

Così succede a tutti i nuovi piccoli arpisti che si avvicinano a questo bellissimo strumento.
I bambini in particolare, sono molto più attenti, dicono che l’arpa gli “fa il solletico” alla pelle, oppure che “questi suoni bassi mi arrivano fino alla pancia!”. E ridono, e io rido con loro perché ogni volta mi stupisco della loro capacità di ascolto, della libertà che hanno nel corpo.
Il mio difficile compito è quello di non cambiare questo loro stato ma aiutarli a svilupparlo. Per loro, perché possano godersi i suoni e tutte le future musiche che riusciranno a interpretare e inventare, senza il peso del giudizio degli altri, senza il “dover riuscire bene”. Solo suonando.

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LA PRATICA MUSICALE

La pratica musicale la impari con il tempo. Con tentativi ed errori capisci qual’è il metodo di studio più efficace per il tuo strumento. Alcuni suggerimenti però ti possono arrivare dagli insegnanti o dai grandi musicisti.
Piccole perle di saggezza direi….o di chi ne ha passate più di te!
Mi è capitato sotto mano questo articolo di una grande arpista e insegnate ed ho pensato di fare un piccolo regalo per le mie allieve di arpa, e per tutti coloro che studiano uno strumento, traducendolo qui di seguito.
Personalmente negli anni ho messo in pratica i suoi consigli e mi sono stati davvero utili.

Tratto dal libro di Judith Liber “A Method for Harp”.*

girl-763276_640PRIMA DI INIZIARE A STUDIARE

1. Non iniziare mai lo studio come inizi qualsiasi altro lavoro! Prenditi un momento per concentrarti. Rilassati, fai stretching e respira. Svuota la mente. Concentrati su qualcosa di distante o molto vicino eliminando ogni emozione e attività mentale. Può suonare strano ma in realtà lo si può fare tranquillamente. La pratica è molto più che allenamento di dita e salti mortali.

2. Ricordati sempre di accordare il tuo strumento prima di iniziare: uno strumento scordato non aiuta il tuo orecchio!

3. Inizia sempre con esercizi di riscaldamento. Riscaldate le dita LENTAMENTE. Ascolta la qualità del suono e cerca sempre di migliorarlo, non avere fretta. Porta attenzione all’articolazione delle dita e al rilassamento corporeo. Respira! E’ un momento importante per rendersi consapevoli della propria relazione con lo strumento prima di iniziare a studiare.

LO STUDIO PER I PRINCIPIANTI (e i loro genitori)

1. Bisogna studiare con regolarità quotidianamente. Lo studio dovrebbe essere fissato in un momento della giornata in cui non sei troppo stanco. All’inizio si può cominciare con 15 minuti, tutti i giorni, fino ad arrivare anche a ore. La pratica giornaliera è molto importante, è un allenamento mentale e fisico. Immagina di mangiare solo due volte a settimana e che in questi due giorni devi riuscire a ricaricarti di tutti gli altri persi. Non funzionerebbe e presto ti ammaleresti e saresti triste. Così è per gli strumenti musicali. La regolarità ti porterà più lontano e più velocemente.

2. Chiedi al tuo insegnante di suonare per te. Guarda le sue mani, come si muovono, controlla il suo respiro. Sarà molto più semplice imparare brani già ascoltati dal tuo insegnante.

3. Dividi il tuo tempo di studio in base a quello che hai da fare. Non studiare mai tutto da capo a fine. Cerca di fare qualche progresso, ogni giorno. Ricordati di ripassare quello che hai studiato ieri prima di continuare con il programma. Sarà divertente vedere quanto velocemente ti tornerà in mente quello che hai studiato bene il giorno prima. Studiare è come costruire una casa: un mattone dopo l’altro faranno i muri.music-780588_640

4. Contare il tempo ad alta voce può aiutare a risolvere passaggi ritmici difficili. Il nostro caro amico metronomo dovrebbe essere considerato con un occhio di riguardo, è un grande aiuto in tutte le situazioni.

5. Cerca di finire lo studio con un senso di soddisfazione per il lavoro svolto.

6. Ogni tanto, chiedi ai tuoi familiari o amici di ascoltare i brani che stai studiando, facendo loro delle piccole performance. Suonare in pubblico, anche se piccolo pubblico, aiuta a capire dove migliorarci oltre ad essere molto soddisfacente sia per noi che per gli ascoltatori!

LO STUDIO PER I PIÚ ESPERTI

1. Prima di iniziare un nuovo brano controlla bene in che tonalità sei, il tempo, il ritmo, le dinamiche e cerca di farti una prima idea dell’andamento del brano. Prova a trovare il tema del brano, suona alcune note ma tralascia le parti difficili. Dopodichè inizia lo studio LENTAMENTE e stando molto attento al suono che produci.

2. Non avere fretta, non porta da nessuna parte. Scegli piccole sezioni del brano. Perfezionale con molta attenzione delle note, del ritmo e delle dinamiche, prima di continuare verso un’altra piccola sezione. Dopo che le prime due sezioni saranno perfezionate, prova ad unirle, portando l’esecuzione ad un livello fluente prima di passare alla successiva.

3. Studia i passaggi difficili all’inizio della pratica quotidiana, quando sei ancora fresco.

4. Tenete i brani preferite verso la fine, quando avrete bisogno di sollievo.

5. Non lasciare errori non corretti, altrimenti te li porterai sempre dietro durante le performance.

6. Impara a non fare false partenze: prima di iniziare, canta mentalmente la prima riga del brano.

cropped-harp-lessons-music-weddings17. Focalizzati sui campi minati: isola le parti difficili e concentrati su piccole parti alla volta.

8. Sii consapevole del perché vuoi ripetere un passaggio, cosa vuoi migliorare?

9. Non presumere che i passaggi lenti e piano siano meno difficili di quelli forti e veloci.

10. Se non sei più in grado di concentrarti: fermati! Fai un giro per la casa, qualche respirazione e esercizi di stretching per continuare poi rinfrescato.

11. Se ne hai la possibilità, registra alla fine dello studio i passaggi studiati. Nel riascoltarli probabilmente noterai passaggi che vuoi migliorare o semplicemente ti sentirai fiero del lavoro svolto!

*conosciuta come una delle più grandi arpiste orchestrali al mondo

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STUDIARE UNO STRUMENTO FA BENE?

bambino-che-suona-la-trombaCosa comporta lo studio della musica e di uno strumento per i nostri bambini? Quali vantaggi può dare alla loro crescita personale?
La musica viene spesso considerata solo come uno svago ma in realtà offre la possibilità di mettere in atto numerose potenzialità….CONTINUA A LEGGERE NEL BLOG D-MUSIC