LA NASCITA DELLA PAROLA

paroleLa nascita della parola è un cammino che ci riporta indietro al tempo dei nostri antenati e ci fa riflettere sul suono, sulla voce e sulla musica.

Ogni suono pronunciato è la nostra personale musica. La nostra voce parla di noi.
Non pensiamola come semplice vibrazione di corde vocali. La voce nasce in un corpo che è prima di tutto uno strumento che risuona, vibra, si tende e si rilassa.
La voce non può nascondere le nostre emozioni. Dice agli altri come stiamo, se siamo tesi o rilassati, se abbiamo fretta, se siamo pensierosi, se siamo curiosi.
Come i nostri gesti parlano del nostro stato d’animo così fa la voce. La differenza è che la nostra voce vibra anche in chi ci ascolta.
Quante volte vi siete agitati di fronte ad una persona con un tono di voce acuto, teso e senza respiri? E quante altre volte invece vi siete sentiti cullati dal suono di una voce grave, risuonante e con respiri lunghi?
Se ci fermiamo a pensare abbiamo davvero un enorme potere in mano e spesso non lo sappiamo controllare.

No, perché le emozioni non chiedono il permesso. Loro divampano in noi senza chiedere, ci travolgono e ci fanno muovere nel mondo. Anche la persona più “controllata” della terra ci sta parlando del suo vissuto. I suoi silenzi o i suoi pochi gesti a volte parlano più di mille suoni. O sbaglio?

Dunque la voce è con noi sempre e da sempre.parola_bambino
Pensiamo ai nostri amici primitivi: come comunicavano se non con dei suoni vocali e gesti descrittivi?
E cosa esprimevano questi suoni? Stati d’animo, sicuramente, ma soprattutto descrivevano il mondo. La voce dunque diventa traduttrice di ciò che li circonda. All’inizio sono vocalizzi, poi onomatopee ed infine arriva lei: la parola.

La parola è nata per descrivere il mondo. Non è un codice convenzionale ma è frutto dell’ascolto, della connessione profonda e viscerale con i suoni del mondo. E’ la riproduzione di ciò che ci circonda.

Abbiamo la fortuna di vederla nascere, con lo stesso processo che c’è stato per i nostri antenati, nei bambini.
I bambini, tutti noi, per prima cosa osservano e ascoltano. I loro gridolii  e vocalizzi all’inizio esprimono le loro emozioni, il loro stato d’animo. Non sono fisiologici no. Ci parlano del loro vissuto e sono l’inizio, la prima goccia che sgorga dalla roccia e che ben presto formerà il fiume.

Le prime parole nascono per imitazione degli adulti e dei suoni che li circondano.

Ma la parola cos’è se non canto?
Pensiamo all’intonazione che diamo a seconda di ciò che vogliamo esprimere. Pensiamo al ritmo che hanno tutte le parole che, ci tengo a sottolineare, non è la scansione in sillabe. Il ritmo è la successione di accenti forti e piani che si formano nel linguaggio. Questi accenti non sono tutti uguali, non sempre.
La parola, il linguaggio, è fatto di silenzi, di pause, di durate. Non è forse musica questa?

lavagna02Perché allora ci ostiniamo a volerla insegnare come codice convenzionale? Come piccole sillabe senza senso unite in maniera uniforme e incolore.
Provate a parlare pensando a tutte le sillabe di ogni parola. Ciò che ne esce è una parlata robotica e persino essa non è priva di musica.
Ma perché non far sentire questa poesia ai bambini? Perché non cantare con loro, dargli il tempo di ascoltare, così che ognuno possa fare del proprio mondo interiore una melodia?

Questo è quello che succede durante i corsi in musica dedicati ai bambini piccoli e alle loro mamme.
Li chiamo corsi in musica perché essa è il filo che regge ogni cosa, ogni movimento, gesto, sguardo, respiro e ogni parola. Il canto ha un ruolo essenziale durante gli incontri. Esso aiuta i bambini durante la nascita del linguaggio e li accompagna alla scoperta del mondo con gioia!